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IL SOGNO DÌ UN CONDANNATO A MORTE

                                         
   IL SOGNO DÌ UN CONDANNATO A MORTE
Ero disteso sul lettino della cella del braccio della morte, di fronte l’orologio, scandiva i secondi, era inarrestabile, mancavano dodici ore ventisei minuti e quaranta secondi, e poi mi avrebbero venuto a prendere, cosi in nome della legge mi uccidevano, nella loro legalità commettevano un crimine un omicidio, il motivo ero innocente, lo so cosa volete dire tutti quelli che sono in carcere sono degli innocenti, questo e vero ma io lo ero per davvero, ma non e questa la storia che voglio raccontarvi, ne già piena la letteratura di criminali che raccontano la loro storia.
Mi avevano somministrato un sedativo, sono gentile loro dovevi stare li a guardare l’orologio, il tempo che correva, senti le palpebre, chiudersi.
Cosa succede, mi sembrava di essere sospeso, nell’aria, ma quello sono io disteso sul letto di morte con gli aghi nelle vene, sono morto, io ricordo che mancava ancora del tempo, una forza invisibile mi trascino via, mi sembrava di volare, mi guardai intorno e vidi altri come me, donne bambini uomini, di tutte le razze, arrivavano, dai quattro punti cardinali, e tutti si univano in un solo sciame sembrava, uno sciame d’api, arrivammo, in una raduna cera una moltitudine di persone, sembrava Babilonia, poggiai i piedi a terra, mi guardai intorno, vedevo persone conosciute, attori, cantati, politici, tutte gente che avevo conosciuto attraverso la tv, o al cinema, vidi degli amici, che erano morti molti anni prima, mi salutavano con un movimento di intesa, poi vidi i miei genitori, papa mamma, i nonni, e zi, zie, tutti i morti della mia famiglia, mi avvicinai a l’oro.
Che ai fatto figlio.
Sono innocente mamma.
Non lo so figlio.
Ma cosa fate tutti qui.
Siamo inattesa di giudizio.
Dopo tanto tempo.
Qui il tempo non esiste, vanno avanti prima i grandi peccatori, e penso che tu sarai chiamato presto.
E chi sarà il mio giudice?.
Non bestemmiare sarà Dio, o Gesù, Pietro, ho qualche apostolo.
Era una allucinazione, io non credevo in nulla, e tan poco a Dio, ora mi trovavo ad essere giudicato da lui.
Non ricordo il tempo che passo, poi come aveva giustamente detto mia madre li non cera tempo.
Venne un angelo, ma non come ce l’anno descritto i pittori ho la chiesa, con le ali.
Vieni.
Mi incamminai con lui, mi porto davanti a lui il supremo Dio, lo guardai, con stupore, era un po’ come l’avevano descritto, lunghi capelli bianchi e una grande barba anche lei di un bianco splendente, al suo fianco sia a destra che a sinistra, cerano altri seduti, restai in attesa.
Cosa ai fatto.
Io nulla.
Come nulla allora perché sei qui.
Mi hanno accusato di un crimine che non ho commesso.
Dite tutti cosi.
Posso fare una domanda.
Dimmi.
Tu chi sei.
Come non lo sai.
No, dovrei.
Io sono il Dio dei tuoi padri.
Ho visto mia madre prima vado a chiedergli, se a conosciuto altri uomini a parte mio padre.
Tu sei impertinente, i più grandi uomini della terra Re principi e governatori, presidenti della più grandi nazioni si sono inginocchiati da vanti a me, e chiedevano clemenza e tu resti li a sfidarmi.
Io non ti sto sfidando, solo perché devo chiedere clemenza per che cosa devo essere giudicato, e poi cosa potrai mai fare, sono già morto cosa mi può mai succedere.
Mi sei simpatico, mi fai ridere.
Buon per te.
Io so bene che tu non ai commesso nessun delitto.
Allora di cosa devo essere giudicato.
Non avevi fede in me, non credevi nella mia esistenza, e ne tan poco in mio figlio diletto Gesù.
L’uomo al suo fianco, si giro a guardarmi cosi capi che era il Cristo.
Non credevo in te, Be cosa vuoi, ero obbligato a credere.
No ed e per questo che sei qui.
Dimmi cosa ai fatto, che io dovevo crederti.
Le scritture parlano di me e di mio figlio.
Racconti per i creduloni, per i preti che hanno trovato, una buona scusa per non lavorare, e vivere, alle spalle della povera gente.
Ho creato il mondo.
Ma di qualcosa di vero, e non fesserie !.
Come ai vissuto i tuoi anni in quel mondo cosi bello, e il migliore di tutto il creato.
E vero e bellissimo ma e la natura che a creato tanta bellezza.
La natura sono io.
Adesso sei tu a farmi ridere.
Io non ti capisco, sei qui davanti a me alla mia destra ce il Cristo, sua madre Maria, gli apostoli, alla mia sinistra ce Mose, Abramo, e tutti i miei profeti, e tu ancora non credi.
Credo a quello che vedo, ma non credo che puoi tutto.
Perché no.
Posso parlare liberamente.
Lo stai facendo, ai il permesso di continuare.
Se puoi tutto dimmi dove eri quando Erode ordino la strage degli innocenti, potevi salvare tuo figlio, senza permettere una strage, ho non lo sapevi.
Dove eri quando i tuoi sacerdoti quello che predicano nel tuo nome e in quello del Cristo, hanno commesso, crimini, contro gli uomini in nome tuo.
E poi l’inquisizione, nel tuo nome bruciavano, annegavano e seviziavano uomini e donne.
Dove eri perché non ai fatto nulla.
E poi il massimo nella storia della Germania, l’olocausto,non vedevi a quello che facevano al tuo popolo, dove sono nati tutti i tuoi profeti, potevi tutto e non ai fatto nulla.
Dimmi il popolo nero, sono figli di un Dio minore.
Io sono il Dio, non ce altro al di fuori di me.
Benissimo e peggio di quello che pensavo.
Perché peggio.
E lo chiedi, un popolo perseguitato per il colore della sua pelle fatti schiavi, trattati come degli animali, ho peggio, doveri in vacanza, ancora oggi muoiono di fame, di malattie, vengono sfruttati, quando io vedo tutto questo non posso credere a un Dio che può tutto, ho pure sei diventato troppo vecchio devi lasciare il posto a uno più giovane.
Non posso, non ce un sostituto.
Perché tutti i padri, quando arrivano a una certa età lasciano a i figli, il comando di una azienda o altro puoi farlo anche tu, ce tuo figlio lascia che comanda lui.
Il Cristo si giro a guardarmi e sorrise.
Torniamo a quello che non vedi.
Oggi si fanno esplodere, ammazzano tanta gente sempre nel tuo nome e tu che fai stai qui a giudicare dei morti, devi guardare i vivi, quelli che sono qui sono morti, cosa puoi dargli, nulla, nulla, adesso fai di me quello che vuoi, io sono come loro un morto.
Tramite tuo figlio e il profeta Isaia,avevi promesso la resurrezione dei morti, sono passati duemila anni, stiamo ancora aspettando, cosa ai da dire.
Io ho lasciato il libero arbitrio.
Questa e la più grossa che potevi dirmi, sei come un uomo, che mette al mondo dei figli, e poi li abbandona, si fanno grandi e poi li giudica, stai qui a giudicare, dei morti, pensa di fare qualcosa, per tanta gente che a fame, bambini che muoiono di fame, guerre nel tuo nome, e io crederò in te.
Mi guardo con un lieve sorriso compiaciuto.
Vai.
Dove.
Torna indietro, vai.
Mi svegliai senti la chiave girare, nella toppa, era stato un sogno, avevo assistito alla mia morte, guardai l’ora, mancavano ancora nove ore, la porta si apri cerano due guardie carcerarie il direttore.
Manca ancora del tempo.
Signore.
Era la prima volta che mi chiamava signore.
Mi dica.
Lei e libero il vero colpevole, si e costituito, lei e libero, con le nostre scuse, abbiamo avvisato sua moglie e di la nella sala d’attesa che lei la raggiunge.
State scherzando.
Non mi permetterei mai e la verità, vada con loro si vada a vestire, può andare a casa.
Poco dopo mi portarono da mia moglie era stata l’unica a credere sempre alla mia innocenza, i bambini erano piccoli non capivano ancora, ci abbracciammo piangendo entrambi.
Amore e finita in tempo andiamo a casa, non ho portato i bambini, non volevo che vedevano questo posto.
Ai fatto bene, uscimmo dal carcere, cerano giornalisti,non risposi alle loro stupide domande, salimmo in auto e mia moglie accelero partendo a razzo, alla prima cittadina.
Amore alla prima chiesa, fermati.
Vuoi ringraziare il signore per la grazia ricevuto, e fai bene ma tu non ai mai creduto.
Lo so ma fermati lo stesso, alla prima chiesa si fermo stava per scendere, ti prego desidero andare da solo.
Entrai in chiesa, non cera nessuno, avanzai sino al'altare, cera una statua del sacro cuore, mi inginocchiai, chiusi gli occhi, pregai, Dio che ai fatto ai voluto dimostrare che esisti, che il mio non e stato un sogno, che veramente ho vissuto, quel tempo al tuo cospetto, io non lo so, e forse non lo saprò mai, se e vero, ti ringrazio, resto sempre della mia idea, che chiudi troppo gli occhi, grazie non posso dire altro, se ti aspetti qualcosa da me, fammelo capire.
Mi alzai e come d’abitudine mi feci il segno della croce, guardai, la statua di Gesù, restai senza fiato, ebbi l’impressione che mi sorrideva, scuotendo la testa, usci fuori, Sali in auto, andiamo a casa amore.
 Frutto di una mia fantasia, dovuto a un dormi veglia.
                                                                                       Avolio Pietro     



























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